Virtual Choirs and Visual Framing (or, “How do you get to Carnegie Hall? Login.”)

Cole Bendall (University of Edinburgh)

The development of the virtual choir in the 2010s, popularised by the American composer Eric Whitacre, has reached new levels of interest in light of the 2020 Coronavirus global pandemic. Amateur and professional choirs (and ensembles) have produced multitrack videos to share music to unite their collective groups at times of trauma. Standard of virtual choirs vary widely in form between simple visual depictions of singers in a grid-space to the presentation of performers in computer generated renderings of both real and unreal performance spaces, such as the CBSO/LSC/Orfeo Catala Choir’s virtual “performance” in London’s Royal Albert Hall. The implications of virtual reality processes in choral music presentation raises several aesthetic questions. What does a performance space, or realisation of it, represent? What values are projected onto a particular style of choral performance ­– virtual or otherwise – by its framing? Drawing upon theory from Miguel Mera, Christopher Small and André de Quadros, this paper will suggest ways of interpretation and understanding this emerging art form and reflect on what impact, if any, framing a virtual performance may entail for performers and listeners.

La pratica del coro virtuale, che nell’ultimo decennio ha raggiunto un certo grado di popolarità grazie al compositore americano Eric Whitacre, ha registrato un forte incremento nel 2020, con la diffusione globale della pandemia da Coronavirus. Cori (ed ensemble) amatoriali e professionistici hanno prodotto video in multitraccia per condividere musica e recuperare una dimensione di socialità in un periodo traumatico. Le tipologie di cori virtuali sono molto varie: dal semplice lay-out che incasella le immagini dei cantanti in una griglia, alla ricollocazione virtuale delle immagini degli artisti in spazi reali o irreali generati dal computer, come nel caso della “performance” virtuale del CBSO/LSC/Orfeo Catala Choir nella Royal Albert Hall di Londra. L’uso della realtà virtuale nella rappresentazione visiva della musica corale solleva diverse questioni estetiche. Cosa rappresenta uno spazio performativo, o la realizzazione di uno spazio performativo? Quali valori vengono proiettati su un particolare stile di esecuzione corale – virtuale o meno – dalla sua cornice visiva? Prendendo spunto dalle teorie di Miguel Mera, Christopher Small e André de Quadros, l’autore propone alcune chiavi di lettura per l’interpretazione e la comprensione di questa recente forma artistica, avviando una riflessione sul possibile impatto esercitato dalla cornice di una performance virtuale sugli artisti e sugli ascoltatori.

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