Ecologia dell’impercettibile e derive dell’ascolto: pratiche sonore in Antartide

Leandro Pisano

Attraversare gli ambienti sonori della contemporaneità significa anche sconfinare nei territori del post-umano, confrontarsi con la critica dell’antropocentrismo acustico e con la possibilità di esplorare le relazioni politiche nei loro aspetti materiali, per ridefinire i termini di negoziazione tra umano e oltre-umano. Il suono, creando connessioni e associazioni in sua presenza e assenza, e rivelando le sue imprecisioni come oggetto e come forma, innesca l’immaginazione uditiva e produce un diverso, “sonoro”, senso delle cose. In tal modo esso ci spinge verso nuovi, inesplorati territori in cui diventa possibile esperire relazioni più complesse con il mondo “naturale”. Questo articolo propone una riflessione critica sul tema dell’ecologia acustica, problematizzando una serie di categorie che negli ultimi decenni hanno orientato l’attraversamento pratico e teorico di questo contesto di indagine all’interno dei sound studies. Il punto di partenza di questa analisi è la possibilità di ridefinire l’esperienza del “senso” del luogo attraverso una riconsiderazione delle pratiche digitali di registrazione, ascolto e rimediazione, così come avviene nell’approccio speculativo e pratico sviluppato dai sound artists Alejandra Pérez Núñez e Philip Samartzis, in una serie di lavori di indagine sonora prodotti negli ultimi anni nel continente antartico.

 

Traversing sound environments of the contemporary era also means crossing over into the territories of the post-human. It means dealing with the critique of acoustic anthropocentrism and with the possibility of exploring political relations in their material aspects to redefine the terms of negotiation between human and beyond-human. By creating connections and associations in its presence and absence, revealing its inaccuracies as an object and form, the sound triggers the auditory imagination and produces a different, “sonorous” sense of things. In this way it pushes us towards new, unexplored territories in which it becomes possible to experience more complex relationships with the “natural” world. This article proposes a critical reflection on the theme of acoustic ecology, through the problematization of a series of categories that have traditionally oriented the practical and theoretical exploration of this area of research within the field of sound studies in recent decades. The starting point of this analysis lies in the possibility of redefining the experience of the “sense” of place through a reconsideration of the digital practices of recording, listening and remediation, as happens in the speculative and practical approach developed by sound artists Alejandra Pérez Núñez and Philip Samartzis in a series of sound investigation works developed in the Antarctic continent in recent years.

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