Backstage Live. Opera and the Obscene in the Visual Age

Nicolò Palazzetti (Université de Strasbourg)

 Different origins have been proposed for the term “obscene”, such as “ill-omened” or “foul” (ob “in front of” + caenum “filth”). According to the Italian actor and director Carmelo Bene, however, “obscene” means “offstage”, or that which should be kept out of the public view, i.e. outside the scene. The etymological connection between “obscene” and “offstage”, supported by several scholars and philosophers, is probably fallacious. Nevertheless, a critical use of this notion can illuminate paradigms in the politics of visibility and the limits of representation in Western theatre.

Opera is an excellent case study. Digital technologies and streaming media have not only changed the way we listen to operas; they have also impacted our aesthetic and moral conceptions, blurring the divide between scene, screen and backstage. Both materially and symbolically, what happens “outside the scene” – including scene changes, daily life of celebrities and divas and technical roles working behind the scenes (from the prompter to the make-up artist) – is taking centre-stage through videos, live recordings and even HD simulcasts, and proves to be an indispensable byplay of the marketing of opera (The Met: Live in HD is a textbook example). Backstage videos and interviews posted on the social media accounts of opera houses and performers are also increasingly popular, and they create new practices of moral censorship – as proved by the history of live broadcasts from the backstage at the Opening Night of La Scala.

Linking sociological considerations with different approaches from theatre studies and social media studies, I situate the relation between listening, new media and the obscene in a broader perspective, both spatially and historically, by drawing in particular on my 2019 fieldwork among Italian opera houses and fans. The obscene and its spurious etymology allows us to consider the enhancement of the backstage in the visual age as a form of meta-theatre, and to reassess the importance of the machinery, morality, economy, and intrinsic technological mediation of opera. As Pirandello has shown in his Six Characters in Search of an Author, the obscene is not only a sort of voyeurism, but also an occasion to reflect on the philosophy of theatre.

Diverse etimologie sono state proposte per il termine “osceno”, come ad esempio “nefasto” o “ripugnante” (ob “davanti a” + caenum “fango”). Secondo l’attore e regista italiano Carmelo Bene, invece, “osceno” significherebbe “fuori scena”, ovvero ciò che deve essere tenuto fuori dalla vista del pubblico. La connessione etimologica tra “osceno” e “fuori scena”, sostenuta da diversi studiosi e filosofi, è probabilmente spuria. Tuttavia, un utilizzo critico di questo concetto può illuminare alcuni paradigmi che informano la politica della visibilità e i limiti della rappresentazione nel teatro occidentale.

L’opera lirica è un ottimo caso di studio. Le tecnologie digitali e lo streaming audiovisivo hanno cambiato non solo il modo in cui ascoltiamo l’opera, ma hanno anche influito sulle nostre concezioni estetiche e morali, offuscando il divario tra la scena, lo schermo e il “backstage”. Sia materialmente sia simbolicamente, ciò che accade “fuori dalla scena” – compresi i cambi di scena, la vita “privata” di celebrità e dive, le attività di tecnici e maestranze (dal suggeritore al truccatore) – sta occupando il centro del palcoscenico attraverso registrazioni dal vivo e trasmissioni ad alta qualità, e si rivela un indispensabile supporto al marketing dell’opera (The Met: Live in HD è un chiaro esempio di questo fenomeno). Anche i video e le immagini provenienti dal backstage “postati” negli account dei teatri d’opera e degli artisti sono sempre più popolari e creano nuove pratiche di “censura” morale, come dimostrano le trasmissioni in diretta dal backstage durante le serate inaugurali della Scala.

Nel mio intervento, le considerazioni sociologiche si confrontano con gli approcci provenienti dagli studi teatrali e da quelli sui social media. Intendo infatti collocare la relazione tra visione, nuovi media e osceno in una prospettiva più ampia, sia dal punto di vista spaziale che storico, basandomi in particolare sulla mia esperienza di ricerca sul campo fra i teatri d’opera italiani e i melomani (2019). L’osceno e la sua pseudo-etimologia permettono di interpretare la valorizzazione del backstage nell’era visiva come un esempio di meta-teatro, e di rivalutare l’importanza della moralità nelle forme di mediazione tecnologica intrinseche all’opera. Come ha dimostrato Pirandello nei Sei personaggi in cerca d’autore, l’osceno non è solo voyeurismo, ma anche un’occasione per riflettere sulla filosofia del teatro.

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