“Psycological sounds”: la serie di dischi Environments (1969-1979) e le ragioni del successo della musica ambient

Simone Caputo

Nel gennaio 2020, il critico musicale Simon Reynolds pubblicava su «Resident Advisor» un articolo sul ritorno al successo della musica ambient nel ventunesimo secolo, dopo i fasti degli anni Settanta e Ottanta del Novecento. In concomitanza col riemergere della questione ambientale, tra il 2010 e il 2020 sempre più artisti e ascoltatori sono tornati ad appassionarsi alla musica ambient. La ricerca di alternative alla società dell’accelerazione per mezzo dei processi tecnologici ha inoltre contribuito a spingere l’impulso bucolico oltre la produzione di dischi ambient, varcando i confini del genere. A partire dallo spunto offerto dalle riflessioni di Reynolds, il presente contributo si propone di esaminare le caratteristiche della serie di dischi Environments (Syntonic Research, 1969–1979) — tra le prime manifestazioni della musica ambient, e determinante per la sua diffusione — e di mettere in relazione le sue peculiarità con il recente e rinnovato interesse per il genere. Già con la serie ideata nel 1969 da Irving Teibel (visual designer e sound producer attivo a New York), quella che sarebbe poi stata definita musica ambient si presentava come occasione di esperienze introspettive, psicoattive e di incontro con la natura, pur restando l’ascoltatore tra le mura del proprio appartamento, rilassato in un “narcisistico torpore”.

 

In January 2020, music critic Simon Reynolds published the article 2010–19: Back to the Garden. The Return of Ambient and New Age in «Resident Advisor», discussing the resounding comeback of ambient music in the twenty-first century after its glories of the 1970s and 1980s. In conjunction with the re-emergence of the environmental issue, between 2010 and 2020 an increasing number of artists and listeners have once again become passionate about ambient music. The search for alternatives to the society of acceleration through technological processes has also contributed to pushing the bucolic impulse beyond the production of ambient records, transcending the boundaries of the genre. Starting from the core of Reynolds’ insights, this article examines the characteristics of the Environments (Syntonic Research, 1969–1979) disc series — one of the first manifestations of ambient music and decisive for its spread — and then linking these peculiarities to the recently renewed interest in the genre. As far back as the series created in 1969 by Irving Teibel (visual designer and sound producer active in New York), what would later be defined as ambient music presented itself as an opportunity for introspective, psychoactive experiences and an encounter with nature, while the listener remained within the walls of their apartment, chilling in a “narcissistic torpor”.

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