Against the Grain and Out Yonder: Decolonizing the Music Conservatory via Vernacular Pedagogies

Christopher Smith (Vernacular Music Center, Texas Tech University)

In a 21st century post-industrial West in which disinformation and the “fog of propaganda” are intentionally deployed via powerful digital media, oppositional art-making which situates itself in local, communal, and somatic experience is an act of resistance. In university music education systems, in which outcomes and assessments drive influence, promotion, and finance, to attempt to recover the art of the local is both challenging and immensely important. Drawing on analytical frames from performance studies, the anthropology of performance, and practice-based research in team- and project-oriented learning, this paper investigates the production of a piece of site-specific immersive musical theatre, as undertaken by a multimodal team of university composers, dramatists, educators, and student performers, in partnership with a community-based non-profit. It investigates strategies for recovering the tactile, communal, and experiential in the era of the COVID-19 pandemic quarantine. It argues that vernacular pedagogies—learning which, in its ethos, intentions, and models, is project- and apprenticeship-based—can provide a way forward from the trap of centralized, standardized, hierarchical, incremental, and canon-based university music education, and that they can model an artistic citizenship which is ethical, responsive, and engaged.  

In un occidente post-industriale come quello del ventunesimo secolo, in cui la disinformazione e la “nebbia della propaganda” vengono intenzionalmente diffuse attraverso potenti e coinvolgenti mezzi digitali, la scelta di fare un’arte d’opposizione che si colloca in un ambito di esperienza locale, tattile, comunitaria e somatica rappresenta un vero e proprio atto di resistenza. Nei sistemi di educazione musicale universitaria, in cui i risultati e le valutazioni determinano le carriere e i finanziamenti, ogni tentativo di valorizzare – o addirittura di utilizzare – le pratiche artistiche del territorio locale è al tempo stesso una sfida sistemica e strategica. Attingendo a cornici analitiche mutuate dagli studi performativi, dall’antropologia della performance e da ricerche basate sulla pratica nell’apprendimento in team finalizzato alla realizzazione di un progetto, questo saggio analizza la produzione di una pièce di teatro musicale immersivo e site-specific, realizzata da un team universitario interdisciplinare formato da compositori, drammaturghi, insegnanti e studenti, in collaborazione con un’associazione no-profit locale. Vengono inoltre approfondite le strategie per il recupero della dimensione tattile, sociale ed esperienziale nell’epoca della pandemia da Coronavirus. I risultati di questo progetto dimostrano come la pedagogia “vernacolare” – una modalità di apprendimento che nella sua etica, nelle sue intenzioni e nei suoi modelli privilegia una progettualità legata ai contesti locali e alle dinamiche dell’apprendistato – può rappresentare una valida via d’uscita dalla gabbia di un’educazione musicale universitaria centralizzata, standardizzata e gerarchica, suggerendo un modello pedagogico funzionale all’esercizio di una cittadinanza artistica etica, attiva e partecipativa.

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