«Da ward mein Auge wach»: Filmed Performances of Schubert’s Winterreise and the Tradition of Visualizing Schubert’s Songs

Jeroen van Gessel (State University Groningen, The Netherlands)

This essay focuses on filmed performances of Schubert’s song cycle Die Winterreise, and in particular the film version directed by David Alden, with tenor Ian Bostridge and pianist Julius Drake. First, the essay considers the history of the various versions of this cycle and Schubert’s songs in general. Using the concept of «mixed media» objects as an analytical tool, the essay argues that the many different versions signal that text and music of the original song cycle have come to embody each other’s content to such a degree that, even in the absence of one of the constituent parts, both can be still conjured up convincingly. The essay continues with an analysis of the strategies for visualisation in Alden’s film. It concludes that, although this film version is much more ambitious and adventurous than most filmed performances, it simultaneously shuns obvious filmic equivalents such as the road movie, and instead opts for a strategy for visualization that is clearly reminiscent of nineteenth-century traditions of re-mediating and visualizing Schubert’s songs.

Il saggio si concentra sulle performance filmate del ciclo di Lieder di Schubert Die Winterreise, con particolare riguardo alla versione cinematografica diretta da David Alden, con il tenore Ian Bostridge e il pianista Julius Drake. La prima parte del saggio ricostruisce una panoramica delle varie e numerose versioni filmiche del ciclo. Utilizzando il concetto di «mixed media» come strumento d’interpretazione e d’analisi, si evidenzia che in tali versioni il testo e la musica del ciclo sono talmente compenetrati l’un l’altro che, anche in assenza di una delle parti due costitutive, entrambe possono ancora essere evocate in modo convincente. Il saggio prosegue con un’analisi delle strategie di visualizzazione del film di Alden: sebbene questa versione cinematografica sia più ambiziosa e meno convenzionale della maggior parte delle versioni filmiche del ciclo, essa al contempo evita di appiattirsi su modelli scontati come quello del road movie, optando per una strategia di visualizzazione che evoca chiaramente le ambientazioni del XIX secolo e le tradizioni di rimediazione e visualizzazione dei Lieder di Schubert.

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